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 Oggetto del messaggio: Luigi Albertelli su Facebook
MessaggioInviato: lun 22 ago 2016, 23:32 
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Da pochi giorni l'Autore ha aperto la pagina "AlabardaSpaziale" :D su cui scrive in prima persona, legge tutti i commenti e spesso risponde.

Da likare subito!

https://www.facebook.com/AlabardaSpaziale


La foto profilo è davvero forte :mrgreen:

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 Oggetto del messaggio: Re: Luigi Albertelli su Facebook
MessaggioInviato: sab 27 ago 2016, 17:31 
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Per l'occasione dell'apertura della pagina Facebook, il Secolo XIX pubblica un'intervista ad Albertelli.

https://www.facebook.com/notes/luigi-albertelli/albertelli-autore-di-canzoni-e-sigle-televisive-debutta-su-facebook-ora-vi-dico-/1074687945940324

A 82 anni il battesimo del social
"Siate puri come Capitan Harlock"


Sono cresciute così, le bambine degli anni Settanta: sognando un uomo come Capitan Harlock. Benda sull’occhio, mantello nero mosso dai venti spaziali e “cuore bianco”, Harlock era l’eroe senza macchia e senza paura, integerrimo e ardimentoso, così come lo descrivevano le parole della sigla televisiva che introduceva i piccoli ascoltatori in un mondo lontanissimo. Dal quel 1977 il tempo è passato inesorabile, spargendo disillusione. La memoria, invece, ancora si aggrappa a quei versi.: “Fammi provare capitano un’avventura dove io sono l’eroe che combatte accanto a te”. L’autore di quelle parole si chiama Luigi Albertelli, ha 82 anni ed è un uomo che mescola - in una parlantina vivace - una sconfinata passione per la musica e per la vita all’ironia pungente e allo sguardo spietato sul mondo di oggi.

Pochi giorni fa ha fatto una scelta che si fa presto a definire controcorrente: ha aperto un profilo Facebook, si è tuffato con tutte le scarpe in un social network che è propriamente “ un Paese per vecchi”, a giudicare dall’altro tasso di - chiamiamola così - entropia. Eppure la motivazione che ha spinto il paroliere di alcune delle più belle canzoni italiane, come “Zingara”, “Non voglio mica la luna”, “Ricominciamo”, a debuttare on line, è semplice quanto autentica: «Dall’alto dei miei 82 anni» dice «mi sono reso conto di essere sempre stato in disparte. Ho sentito il bisogno di dimostrare che sono vivo e che sono in attività, di manifestare le mie idee attraverso un mezzo che ha una diffusione incredibile».

Opinioni su cosa? Sulla musica, ovviamente, anche se le prime ore di permanenza sul social network di Marc Zuckerberg sono state, per Albertelli, un bagno nell’affetto degli ex bambini cresciuti a “Daitarn 3” e “Anna dai capelli rossi”, e la scelta non è una questione di genere. Ma se Goldrake combatteva il Male sotto molteplici forme, Albertelli cerca di sconfiggere, scrivendo, la morte della musica, il suo grande amore: «La musica di oggi non esiste» dice «mentre tutto il resto segue lo sviluppo delle epoche, in quest’arte c’è una sorta di blocco. Il rap? Non lo considero un’opera musicale italiana, molti rapper non mi piacciono, li trovo volgari».

Con armonia e melodia, ridotte all’osso, quello che si regista è un «impoverimento» dice Albertelli, raccontando, per antitesi, la genesi delle canzoni che ha firmato con fior di musicisti: “Enrico Riccardi, Augusto Martelli...lavoravamo tutti insieme. La canzone era un tutt’uno di senso, significato, armonia e melodia, un mix che ancora funziona. “Non voglio mica la luna”, “La notte dei pensieri”...avevano un significato. Le parole erano al servizio della musica e viceversa: la fusione di due elementi magici».

La magia ha un segreto, la magia nasce dalla libertà: «Penso a Mozart, a Monteverdi. È vero, avevano un padrone che garantiva loro il sostentamento, ma erano liberi di scrivere ciò che volevano. Oggi non è più così, oggi ci sono padroni che prendono schiavetti. Abbiamo dei proprietari della musica: Factor, il Festival di Sanremo. Io no, io sono libero».

Libero come un uomo, cantava Gaber. Libero come un cavallo selvaggio che scorrazza nella prateria. «Sono arrivato tardi al mondo delle sigle televisive» dice Albertelli «Fu con “Furia cavallo del West”: mi fecero arrivare una cassetta con la musica dei fratelli De Angelis, lo ricordo ancora adesso. Era un sabato mattina, andai all’aeroporto di Milano Linate a prenderla. Mi dissero: “Lunedì il testo deve essere pronto”. Io la preparai per sabato notte».

Per Albertelli, quella di Furia non fu solo una canzone, ma «la costruzione di un personaggio, cercai di rendere più attuale il protagonista», con l’aiuto di una tazza di caffè e un po’ di sano narcisismo equino. Ma i tempi stavano per cambiare. Nel 1978 arrivano gli oggetti misteriosi, i cartoni animati giapponesi: «Vidi uno spezzone di “Ufo Robot”, mi dissero che cercava di salvare l’umanità. Pensai perciò di renderlo più vicino a noi, con libri di cibernetica e insalate di matematica». La musica, ligia al dovere, contribuisce alla causa con uno squillo di tromba che accompagna “U-FO-RO-BOT”, («un colpo di genio di Vince Tempera»), e con il ritmo di antiche poesie ( «esametro, pentametro...ti restano dentro»).

Aleggia la poesia, che per il postino di Massimo Troisi “è di chi gli serve” e che per Albertelli «non ha padroni». Come, del resto, il buon vecchio Capitan Harlock, che scandalizzò la Rai con il proposito di andarsene in giro tra i pianeti “a rubare a chi ha di più”: «In fondo, Capitan Harlock era un corsaro» dice Albertelli «ma quando ho parlato di libertà in Rai hanno storto il naso, tanto da chiedermi di cambiare il testo». Il fulcro di Harlock è il cuore candido: «Il bianco è purezza, il sogno futuro. Il nero è l’odio, quello che vorrei cancellare. Il rosso, invece sono io: rosso di rabbia. Rosso di amore».


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 Oggetto del messaggio: Re: Luigi Albertelli su Facebook
MessaggioInviato: lun 5 set 2016, 8:13 
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Iscritto il: lun 4 nov 2002, 10:44
Messaggi: 14444
Località: Base Antiatomica
Aggiungo che il debutto su facebook di Albertelli è avvenuto con una bella riflessione sul concetto di libertà nei suoi testi di sigle :pirate:

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Cuore d'acciaio, mente geniale e rischio da affrontare, ma chi non ha coraggio non può sfidare il cielo come noi!


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 Oggetto del messaggio: Re: Luigi Albertelli su Facebook
MessaggioInviato: gio 8 set 2016, 12:04 
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Messaggi: 1060
forse perché il suo teschio era una bandiera che vuol dire...

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