Una spada per Lady Oscar
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Porca miseria che BELLA la versione di Draghi!!!!!!!!!!!!!!!!!
e lo dice uno che stravede per quella dei CDR
altro che la versionedella D'avena
INCOMPARABILE!!!!!!!
Per chi vuole discutere di anni 70 e 80 è nato il Forum http://anni70e80.devil.it/index.php Vi aspettiamo numerosi!!
La sigla di Draghi mi piace un sacco, ma soprattutto la versione cantata da lui!
ps chi era che diceva che qui non apprezziamo Draghi?
ps chi era che diceva che qui non apprezziamo Draghi?

Il mio medico dice che ho la ghiandola del dovere malformata e una deficienza congenita della fibra morale e che quindi sono esentato dall'incarico di salvare universi. (Douglas Adams)
- Akane Tendo
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quella dei CdR per me è intoccabile
in genere le canzoni dei cavalieri hanno quel di filastrocca, però dal lato musicale sono sempre riusciti a trovare l'atmosfera giusta
quella di draghi non è brutta.. mi lascia un po' perplessa il testo..
veramente il punto centrale del cartone è proprio il suo cambiamento..
capisco però questa sia una sottigliezza da fan/maniaci...
in genere le canzoni dei cavalieri hanno quel di filastrocca, però dal lato musicale sono sempre riusciti a trovare l'atmosfera giusta
quella di draghi non è brutta.. mi lascia un po' perplessa il testo..
- Lady Oscar
nell'azzurro dei tuoi occhi c'è l'arcobaleno
Lady Oscar
Lady Oscar
chi lo sa se un giorno poi tu l'attraverserai
dovrai riuscire sai
a non cambiare
non cambiare mai
veramente il punto centrale del cartone è proprio il suo cambiamento..
capisco però questa sia una sottigliezza da fan/maniaci...
4 aprile 1978: io c'ero.
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
Restando in tema da fan maniaci, io quel "non cambiare" non lo trovo inadatto alla natura di Oscar.
Lei non deve cambiare, deve restare quello che è nonostante l'ambiente che frequenta e le situazioni in cui si trova.
Sarebbe stato più facile per lei cambiare ed adeguarsi al mondo finto e viziato in cui viveva, non trovi?
Lei non deve cambiare, deve restare quello che è nonostante l'ambiente che frequenta e le situazioni in cui si trova.
Sarebbe stato più facile per lei cambiare ed adeguarsi al mondo finto e viziato in cui viveva, non trovi?

no, lei cambiaFaffy ha scritto:Restando in tema da fan maniaci, io quel "non cambiare" non lo trovo inadatto alla natura di Oscar.
Lei non deve cambiare, deve restare quello che è nonostante l'ambiente che frequenta e le situazioni in cui si trova.
Sarebbe stato più facile per lei cambiare ed adeguarsi al mondo finto e viziato in cui viveva, non trovi?
da aristocratica rinuncia a tutto, anche al titolo, per mettersi dalla parte del popolo
anche i suoi sentimenti cambiamo
il suo modo di pensare e di amare
4 aprile 1978: io c'ero.
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
Sono esattamente d'accordo con Faffy, dal punto di vista introspettivo Oscar è un personaggio statico, non dinamico, ed è proprio questa la sua forza, quella di non cambiare nel corso della storia.
Comunque, anni fa avevo scritto una mia "analisi" del testo della sigla, ora la ritrovo e la posto!
@Magenta: la sigla di Lady Oscar è scritta da Carucci, Draghi canta soltanto.
Comunque, anni fa avevo scritto una mia "analisi" del testo della sigla, ora la ritrovo e la posto!
@Magenta: la sigla di Lady Oscar è scritta da Carucci, Draghi canta soltanto.
ovviamente secondo me non è cosìYusaku ha scritto:Sono esattamente d'accordo con Faffy, dal punto di vista introspettivo Oscar è un personaggio statico, non dinamico, ed è proprio questa la sua forza, quella di non cambiare nel corso della storia.
si vede nel corso delle puntate coma prenda coscienza dei tempi e dei fatti e di come, se vogliamo dire, si adegui ai tempi
4 aprile 1978: io c'ero.
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
certo che accade nella seconda parte.. ma mica si tratta di una storia ad episodi o serie.. è semplicemente l'evolversi della storia, in questo caso storia reale della franciarebirth76 ha scritto:Certo ! ma questo pero' accade nella seconda parte della serie.. potevano farne due versioni??
ed è nel periodo della rivoluzione che prende coscienza
(che poi nel manga è meglio tratteggiato questo passaggio, nonostante il cartone sia fatto bene, specie dal 18 episodio in poi in cui cambiano regia e chara designer)
4 aprile 1978: io c'ero.
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Hai ragione, hai ragione!Yusaku ha scritto:@Magenta: la sigla di Lady Oscar è scritta da Carucci, Draghi canta soltanto.

Il mio medico dice che ho la ghiandola del dovere malformata e una deficienza congenita della fibra morale e che quindi sono esentato dall'incarico di salvare universi. (Douglas Adams)
Ho ritrovato il post della mia "analisi", ma prima apro tre piccole parentesi:
1) Una spada per Lady Oscar fu composta da Ninni e scritta da Alessandra per essere cantata da Cristina, ma, a causa di timore nel confronto con la prima sigla, Cristina si impuntò affinché la sua sigla non venisse mandata in onda. Così fu proposto a Enzo di cantarla, la sua versione però durò solo un anno perché, notando che la sigla aveva avuto un discreto successo, Cristina acconsentì alla sua versione.
E' molto probabile che lo stesso sia accaduto con Cuore, un brano così dolce è anomalo tra le sigle cantate da Daldello adulto, è chiaro che sia stato scritto per Cristina ma, secondo me, lei si rifiutò come per Oscar. Quella di Cuore è una mia opinione, mentre di Oscar ne parlò Draghi in radio.
2) Ripropongo la versione in duetto che ho mixato (male lo riconosco, ma quattro anni fa non seppi fare di meglio): Una spada per Lady Oscar (Enzo Draghi & Cristina D'Avena).
3) Concordo con Rinzesagit sul fatto che la sigla tedesca sia estremamente bella, la migliore mai prodotta per Oscar, è vero. Ecco la traduzione del testo tedesco (che ho ritrovato sempre in un vecchio topic, se non sbaglio però Mitokomon aveva postato una versione corretta, che però non sono riuscito a ritrovare):
Penso, infatti, che il non cambiare del testo non si riferisca al modo di agire di Oscar e alle sue vicende, ma più semplicemente alla sua interiorità, al suo esser donna. Come fa notare anche la sigla tedesca, adattata dal Novelist•Drama Architect•Playwright•Lyricist tedesco Michael Kunze, e nonostante ciò rimane pur sempre una donna, c'è proprio questo rimane pur sempre.
Ecco comunque, qui di seguito, il mio punto di vista.
Il non cambiare è riferito al modo di essere interiore di Oscar. Oscar è e si sente donna dentro di sé, perciò non deve cambiare. Se cambiasse adotterebbe un modo di essere che non sarebbe il suo. Questo pezzo della sigla, più generalmente e in riferimento all'utenza infantile che si ritrova in Oscar, vuole essere un incitamento generale a restare, sempre e comunque, se stessi, anche se spesso le condizioni esterne non lo permettono, come nel caso di Oscar, che è costretta a vivere contro la sua natura. Per questo il dovrai riuscire, perché, nonostante l'ambiente che la circonda le sia avverso, lei deve riuscire a rimanere se stessa, a rimanere donna. L'unico che scopre fin da subito cosa c'è dietro la maschera che Oscar è costretta a portare è André, che in un punto struggente e altamente lirico della storia esclama:
E sono sicuro che proprio a questo si riferisca il non cambiare della sigla, come del resto denota anche e più esplicitamente l'adattamento tedesco.
Il lampo e il tuono sono, infatti, due entità che a molte persone fanno paura, sono devastanti, ma durano pochissimo, solo un istante. Allo stesso modo la vita falsa di Oscar, un vita dove lei non può mostrarsi, una vita devastante in cui non può vivere com'è realmente ma è costretta a portare una maschera, in fondo è solo un istante se paragonato a ciò che attenderà Oscar una volta liberatasi dalla sua croce.
Il tuono e il lampo sono la vita terrena di Oscar, il tremendo frastuono è la morte della ragazza che la libera dal peso della falsità e il lunghissimo silenzio che arriva subito dopo costituisce finalmente la vita eterna che vedrà Oscar vivere così com'è, così come ha sempre desiderato ma non ha mai potuto fare, con l'unico uomo che l'ha sempre considerata una donna.
Per riuscire ad attraversarlo, raggiungendo la serenità interiore, Oscar non dovrà cambiare, ma accettare e ostendere finalmente se stessa, proprio come fa alla fine della sua storia.
Oltretutto, il cielo sereno che fa da sfondo all'arcobaleno non è altro che il colore degli occhi di Oscar; da sempre gli occhi esprimono l'interiorità di ogni individuo, nel caso di Oscar l'essenza femminile. La serenità può essere raggiunta, quindi, solo accettando se stessa, superando la costrizione esterna espressa già a partire dal titolo ossimorico: la spada è tipica di un guerriero, non di una Lady.
Trovo quindi che il testo di Una spada per Lady Oscar sia uno dei più azzeccati e, sicuramente, è tra i testi scritti da Alessandra che preferisco. Le figure usate sono molto belle (alcune, come ho già scritto, sono dei topoi della letteratura, non nuovi, ma è pur sempre emozionante ritrovarli per una serie animata che esprime un'assoluta liricità classica) e tutto il testo si basa chiaramente su un'analogia astratta e metaforica alla quale si può arrivare solo conoscendo trama e psicologia dei personaggi.
E' chiaro, infatti, che in un testo descrittivo le figure del lampo, del tuono e, ad esempio, dell'arcobaleno contestualizzate in questo modo non hanno alcun senso, ma trovo banale da parte del lettore sporadico e poco attento basarsi sul significato apparente delle parole senza uscire, per un attimo, dal loro campo semantico.
Nel Lampo di Pascoli il lettore superficiale non può che considerare la terra ansante, livida, in sussulto per quello che le parole esprimono, un terreno ansimante e in sussulto; il lettore attento (che, conoscendo vicende e psicologia del poeta, sa leggere oltre) invece sa che le stesse parole esprimono l'agonia della morte paterna, nonostante il padre non venga citato nell'intera lirica.
E' evidente che Alessandra volesse scrivere un testo migliore del precedente, impegnandosi a creare un testo allusivo e astratto riferito a temi ben più importanti della serie pur continuando a usare figure semplici ma d'effetto. Proprio per questo motivo reputo che il testo di Una spada per Lady Oscar, ben studiato e strutturato dalla prima all'ultima analogia, sia nettamente superiore alle parole della prima sigla, che si limita a proporre una descrizione delle vicende dei personaggi (inventandone alcune) e ad esaltare le doti della protagonista (anche nella mischia vincere tu sai; tutti fanno festa quando passi tu; la tua spada fischia, non delude mai), proponendo un testo nettamente inferiore allo spessore artistico di un'opera come Versailles no bara, che propone diversi spunti per riflessioni importanti. Neanche fosse la sigla di Hamtaro piccoli criceti, grandi avventure, perché il testo della prima sigla è più o meno dello stesso target.
1) Una spada per Lady Oscar fu composta da Ninni e scritta da Alessandra per essere cantata da Cristina, ma, a causa di timore nel confronto con la prima sigla, Cristina si impuntò affinché la sua sigla non venisse mandata in onda. Così fu proposto a Enzo di cantarla, la sua versione però durò solo un anno perché, notando che la sigla aveva avuto un discreto successo, Cristina acconsentì alla sua versione.
E' molto probabile che lo stesso sia accaduto con Cuore, un brano così dolce è anomalo tra le sigle cantate da Daldello adulto, è chiaro che sia stato scritto per Cristina ma, secondo me, lei si rifiutò come per Oscar. Quella di Cuore è una mia opinione, mentre di Oscar ne parlò Draghi in radio.
2) Ripropongo la versione in duetto che ho mixato (male lo riconosco, ma quattro anni fa non seppi fare di meglio): Una spada per Lady Oscar (Enzo Draghi & Cristina D'Avena).
3) Concordo con Rinzesagit sul fatto che la sigla tedesca sia estremamente bella, la migliore mai prodotta per Oscar, è vero. Ecco la traduzione del testo tedesco (che ho ritrovato sempre in un vecchio topic, se non sbaglio però Mitokomon aveva postato una versione corretta, che però non sono riuscito a ritrovare):
- Lady Oscar!
Wartet immer auf ein neues Abenteuer
Attende sempre una nuova avventura,
will aues wagwn
vuole osare tutto.
Lady Oscar!
Ganz allein geht sie durch Dunkelheit un Feuer
completamente sola affronta l'oscurità e il fuoco,
ohne zu zagen
senza esitare.
Lady Oscar!
Was sie will ist immer whareit un gerechtigkeit
Ciò che vuole sempre è verità e giustizia.
Lady Oscar!
Fur die schwachsten und die Armen
Per i più deboli e i poveri
wurde sie ihr Leben geben
darebbe la sua vita.
Lady Oscar! Lady Oscar!
Mit dem wind der gro#en freiheit in den Lockenhaaren
con il vento tra i capelli.
Lady Oscar! Lady Oscar!
Wie ein engel der die welt von angst und hab befreit
Come un angelo che libera il mondo da paura e odio
zu jedem Kampf bereit
e nonostante ciò
und trozdem ist sie immer Lady Like
rimane pur sempre una donna.
Penso, infatti, che il non cambiare del testo non si riferisca al modo di agire di Oscar e alle sue vicende, ma più semplicemente alla sua interiorità, al suo esser donna. Come fa notare anche la sigla tedesca, adattata dal Novelist•Drama Architect•Playwright•Lyricist tedesco Michael Kunze, e nonostante ciò rimane pur sempre una donna, c'è proprio questo rimane pur sempre.
Ecco comunque, qui di seguito, il mio punto di vista.
Il non cambiare è riferito al modo di essere interiore di Oscar. Oscar è e si sente donna dentro di sé, perciò non deve cambiare. Se cambiasse adotterebbe un modo di essere che non sarebbe il suo. Questo pezzo della sigla, più generalmente e in riferimento all'utenza infantile che si ritrova in Oscar, vuole essere un incitamento generale a restare, sempre e comunque, se stessi, anche se spesso le condizioni esterne non lo permettono, come nel caso di Oscar, che è costretta a vivere contro la sua natura. Per questo il dovrai riuscire, perché, nonostante l'ambiente che la circonda le sia avverso, lei deve riuscire a rimanere se stessa, a rimanere donna. L'unico che scopre fin da subito cosa c'è dietro la maschera che Oscar è costretta a portare è André, che in un punto struggente e altamente lirico della storia esclama:
- Oscar: Dal momento che ho deciso di vivere come uomo volevo dirti che non intendo più continuare ad avere il tuo aiuto, André. (...)
André: Anch'io ti devo dire una cosa. Una rosa è una rosa anche se essa sia bianca o rossa. Una rosa non sarà mai un lillà, Oscar.
Oscar: Vorresti dire che una donna resta sempre una donna in ogni caso? Questo vuoi dire? Devi rispondere Andrè! Lo voglio sapere, è importante per me. Così mi fai male. Lasciami André o chiamo aiuto. *STRAP*
Bene e adesso, adesso che cosa vorresti farmi André? Cosa vuoi provare?
André: Perdonami Oscar, giuro che non ti farò mai più una cosa come questa. Una rosa non potrà mai essere un lillà. Ascolta Oscar, non potrai mai cancellare di essere nata donna, per vent'anni ho vissuto con te Oscar e ho provato dell'affetto per te, solo per te. Io ti amo Oscar. Credo di averti sempre amato.
E sono sicuro che proprio a questo si riferisca il non cambiare della sigla, come del resto denota anche e più esplicitamente l'adattamento tedesco.
- Guarda il lampo che laggiù attraversa il cielo blu.
Lady Oscar, Lady Oscar, è una luce abbagliante,
dura solo un instante, poi c'è il rombo del tuono,
che tremendo frastuono! Ma in un attimo il silenzio c'è.
Il lampo e il tuono sono, infatti, due entità che a molte persone fanno paura, sono devastanti, ma durano pochissimo, solo un istante. Allo stesso modo la vita falsa di Oscar, un vita dove lei non può mostrarsi, una vita devastante in cui non può vivere com'è realmente ma è costretta a portare una maschera, in fondo è solo un istante se paragonato a ciò che attenderà Oscar una volta liberatasi dalla sua croce.
Il tuono e il lampo sono la vita terrena di Oscar, il tremendo frastuono è la morte della ragazza che la libera dal peso della falsità e il lunghissimo silenzio che arriva subito dopo costituisce finalmente la vita eterna che vedrà Oscar vivere così com'è, così come ha sempre desiderato ma non ha mai potuto fare, con l'unico uomo che l'ha sempre considerata una donna.
- Lady Oscar, tutto questo è proprio come una battaglia! E tu lo sai!
Lady Oscar, la tua grinta come un lampo tutto abbaglia! Ma come fai?
Lady Oscar, tu combatti con destrezza e non ti arrendi mai!
Lady Oscar, nella mischia la tua spada brilla più di una medaglia!
- Lady Oscar, Lady Oscar, nell'azzurro dei tuoi occhi c'è l'arcobaleno!
Lady Oscar, Lady Oscar, chi lo sa se un giorno poi tu l'attraverserai!
Dovrai riuscire sai a non cambiare proprio mai!
Per riuscire ad attraversarlo, raggiungendo la serenità interiore, Oscar non dovrà cambiare, ma accettare e ostendere finalmente se stessa, proprio come fa alla fine della sua storia.
Oltretutto, il cielo sereno che fa da sfondo all'arcobaleno non è altro che il colore degli occhi di Oscar; da sempre gli occhi esprimono l'interiorità di ogni individuo, nel caso di Oscar l'essenza femminile. La serenità può essere raggiunta, quindi, solo accettando se stessa, superando la costrizione esterna espressa già a partire dal titolo ossimorico: la spada è tipica di un guerriero, non di una Lady.
Trovo quindi che il testo di Una spada per Lady Oscar sia uno dei più azzeccati e, sicuramente, è tra i testi scritti da Alessandra che preferisco. Le figure usate sono molto belle (alcune, come ho già scritto, sono dei topoi della letteratura, non nuovi, ma è pur sempre emozionante ritrovarli per una serie animata che esprime un'assoluta liricità classica) e tutto il testo si basa chiaramente su un'analogia astratta e metaforica alla quale si può arrivare solo conoscendo trama e psicologia dei personaggi.
E' chiaro, infatti, che in un testo descrittivo le figure del lampo, del tuono e, ad esempio, dell'arcobaleno contestualizzate in questo modo non hanno alcun senso, ma trovo banale da parte del lettore sporadico e poco attento basarsi sul significato apparente delle parole senza uscire, per un attimo, dal loro campo semantico.
Nel Lampo di Pascoli il lettore superficiale non può che considerare la terra ansante, livida, in sussulto per quello che le parole esprimono, un terreno ansimante e in sussulto; il lettore attento (che, conoscendo vicende e psicologia del poeta, sa leggere oltre) invece sa che le stesse parole esprimono l'agonia della morte paterna, nonostante il padre non venga citato nell'intera lirica.
E' evidente che Alessandra volesse scrivere un testo migliore del precedente, impegnandosi a creare un testo allusivo e astratto riferito a temi ben più importanti della serie pur continuando a usare figure semplici ma d'effetto. Proprio per questo motivo reputo che il testo di Una spada per Lady Oscar, ben studiato e strutturato dalla prima all'ultima analogia, sia nettamente superiore alle parole della prima sigla, che si limita a proporre una descrizione delle vicende dei personaggi (inventandone alcune) e ad esaltare le doti della protagonista (anche nella mischia vincere tu sai; tutti fanno festa quando passi tu; la tua spada fischia, non delude mai), proponendo un testo nettamente inferiore allo spessore artistico di un'opera come Versailles no bara, che propone diversi spunti per riflessioni importanti. Neanche fosse la sigla di Hamtaro piccoli criceti, grandi avventure, perché il testo della prima sigla è più o meno dello stesso target.
che però è sempre nella parte finale della storiaYusaku ha scritto:
Il non cambiare è riferito al modo di essere interiore di Oscar. Oscar è e si sente donna dentro di sé, perciò non deve cambiare. Se cambiasse adotterebbe un modo di essere che non sarebbe il suo. Questo pezzo della sigla, più generalmente e in riferimento all'utenza infantile che si ritrova in Oscar, vuole essere un incitamento generale a restare, sempre e comunque, se stessi, anche se spesso le condizioni esterne non lo permettono, come nel caso di Oscar, che è costretta a vivere contro la sua natura. Per questo il dovrai riuscire, perché, nonostante l'ambiente che la circonda le sia avverso, lei deve riuscire a rimanere se stessa, a rimanere donna. L'unico che scopre fin da subito cosa c'è dietro la maschera che Oscar è costretta a portare è André, che in un punto struggente e altamente lirico della storia esclama[CUT]
mentre in quella iniziale c'è prima l'imposizione del padre, la sua convinzione di esserlo e di volerlo essere, la delusione con fersen e quindi la sua autoimposizione al regime militare, e solo dopo la notte d'amore con andrè lei finalmente capisce.
e cambia.
che poi si voglia discutere sul volere essere se stessa, d'accordo
ma è innegabile che lei cambi durante tutta il proseguirsi delle vicende.
4 aprile 1978: io c'ero.
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
yusaku mi fai un riassunto del tuo post?
skerzo;-)
splendida e dettagliata analisi, approvo completamente!

splendida e dettagliata analisi, approvo completamente!
Non so come fai a sapere tutto cio', ma questo mi inquieta.. se è vero quello che hai scritto, dietro la d'avena c'è una diavolo di donna! mi sa tanto di manipoltrice.. cioè manda avanti un altro prima di rimetterci lei? brava.. molto bravaHo ritrovato il post della mia "analisi", ma prima apro tre piccole parentesi:
1) Una spada per Lady Oscar fu composta da Ninni e scritta da Alessandra per essere cantata da Cristina, che la incise prima di Enzo, ma, a causa di timore nel confronto con la prima sigla, Cristina si impuntò affinché la sua sigla non venisse mandata in onda. Così fu proposto a Enzo di cantarla, la sua versione però durò solo un anno perché, notando che la sigla aveva avuto un discreto successo, Cristina acconsentì alla sua versione.
Beh penso che Cristina non abbia personalmente mandato avanti Draghi per testare il successo della sigla,suppongo che dopo il rifiuto della D'avena siano stati i discografici a proporre a Draghi di cantarla probabilmente per testare il successo della sigla per l'appunto,quindi l'idea per me non è stata della D'avena ma dell'astuzia dei discografici.....astuzia fino a un certo punto perchè ritengo che la versione di Draghi come ho postato precedentemente sia a livello interpretativo migliore quindi secondo me avrebbe avuto più successo la sua versione....chissà.Non so come fai a sapere tutto cio', ma questo mi inquieta.. se è vero quello che hai scritto, dietro la d'avena c'è una diavolo di donna! mi sa tanto di manipoltrice.. cioè manda avanti un altro prima di rimetterci lei? brava.. molto brava![]()
Per chi vuole discutere di anni 70 e 80 è nato il Forum http://anni70e80.devil.it/index.php Vi aspettiamo numerosi!!
Eh ma una persona non può cambiare se è sempre stata così, come dice appunto André. Il suo, più che un cambiamento, è un'accettazione.MarMa ha scritto:e cambia.
Il cambiamento sarebbe avvenuto se da rosa si fosse trasformata in lillà o viceversa, invece è sempre stata una rosa, che non potrà mai essere un lillà.
Ps. Ho aggiunto una piccola parte al post precedente che mi era sfuggita.
ma i cambiamenti mica per forza debbono essere fisici, da rosa a lillà..Yusaku ha scritto:Eh ma una persona non può cambiare se è sempre stata così, come dice appunto André. Il suo, più che un cambiamento, è un'accettazione.
Il cambiamento sarebbe avvenuto se da rosa si fosse trasformata in lillà o viceversa, invece è sempre stata una rosa, che non potrà mai essere un lillà.
Ps. Ho aggiunto una piccola parte al post precedente che mi era sfuggita.![]()
mica la facciamo diventare un trans..
io parlo di consapevolezza
4 aprile 1978: io c'ero.
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
Anche io.MarMa ha scritto:io parlo di consapevolezza
Solo che tu la chiami cambiamento, io accettazione.
Il cambiamento di un personaggio dinamico nel corso di una storia, secondo me, è qualcosa di più radicale. Ad esempio la strega cattiva che alla fine diventa buona.
Oscar, invece, rosa era e rosa è rimasta, alla fine ne prende proprio consapevolezza. Secondo me il cambiamento ci sarebbe stato se la ragazza avesse deciso, definitivamente, di vivere come un uomo, andando contro la sua natura originaria.
E' chiaro, secondo me, che il non cambiare della sigla voglia dire rimani te stessa, rimani donna, riferendosi a qualcosa di più profondo.
Non può riferirsi superficialmente al continua a vivere come un uomo, no?
ovviamente.Yusaku ha scritto:Anche io.MarMa ha scritto:io parlo di consapevolezza![]()
Solo che tu la chiami cambiamento, io accettazione.
E' chiaro, secondo me, che il non cambiare della sigla voglia dire rimani te stessa, rimani donna, riferendosi a qualcosa di più profondo.
ma a parte il discorso di essere donna, rosa o lillà c'è anche tutto il discorso su aristocrazia e popolo.
lei sceglie di mettersi dalla parte del popolo abbandonando, quasi disconoscendo, le sue origini e il suo rango.
e per me questa non è accettazione
4 aprile 1978: io c'ero.
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
26 aprile 2009, Marnate: c'ero anche lì !
